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Chi ha paura muore ogni giorno -I miei anni con Falcone e Borsellino

20 gennaio 2012, a quasi vent’anni di distanza dagli attentanti di Capaci e via D’Amelio, sul palcoscenico del teatro comunale Fedele Fenaroli di Lanciano, dinanzi a occhi attenti e orecchie ben predisposte all’ascolto viene inscenato un lungo monologo del siciliano, uomo di legge e di politica, Giuseppe Ayala. L’intento è quello di richiamare alla nostra giovane memoria gli avvenimenti di quegli anni, le brutali morti dei due magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, i successi raggiunti e le sconfitte inevitabilmente subite nella dura lotta contro la mafia, l’omertà di un’intera Sicilia e la complicità dello Stato italiano in quei fatti. La scenografia che fa da sfondo sul palco è lineare: qualche sedia, un telone bianco sul quale riprodurre alcuni filmati originali che sembravano porgere il loro ausilio alle magistrali parole del narratore, e infine un albero di magnolia, che stava a rappresentare il simbolo della lotta alla mafia. Una riproduzione dell’albero piantato sotto la casa del magistrato che ha lasciato la vita lungo l’autostrada per Palermo, che ancora oggi è li situato e attende le visite di siciliani, turisti, scolaresche che lasciano un loro messaggio, quasi a voler dire che anche loro vogliono avere un ruolo da protagonista in questa battaglia dura, estenuante ma che un giorno dovrà anche avere un lieto fine.

Nel caldo racconto di colui che si è mosso al fianco dei “mitici” magistrati c’è spazio per la nostalgia ma anche per l’affetto che egli nutriva per questi grandi amici, ci racconta della grande ironia di Borsellino ma più di tutti spicca la figura di Giovanni Falcone dotato di una singolare intelligenza, istituì un nuovo metodo noto come “metodo falcone”, famoso ancora oggi in tutto il mondo, che lo portò all’arresto di quello che poi sarebbe diventato il primo pentito della mafia e che avrebbe avuto un ruolo determinante all’interno del maxi processo: Tommaso Buscetta. Prima di abbandonarsi ad un caloroso e entusiastico applauso della platea, Ayala ci regala una delle frasi che ripetutamente soleva dire Giovanni Falcone: “La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine” chiude quindi con un messaggio di speranza “ spero solo di vivere abbastanza per poterla vedere”… il pubblico pieno di commozione regala una standing ovation a Giuseppe Ayala che prima di abbandonare il palco appende ad un ramo della magnolia il discorso recitato durante la serata con l’utopia, ci confessa, che Falcone da lassù possa leggerla come tutti i bigliettini che i suoi “seguaci” lasciano in via Emanuele Notarbartolo a Palermo.

Beatrice Collini

Liceo classico “V. Emanuele II” Lanciano, II a

 

 

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