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Se Devi Dire Una Bugia Dilla Ancor Più Grossa

"Io non posso mentire, sono un ministro del governo!” In quest’affermazione paradossale del protagonista, l’onorevole de Mitri, interpretato egregiamente da Antonio Catania, è racchiusa tutta la trama della commedia scritta da Ray Cooney famoso anche per lo strutturare i suoi lavori nel dettaglio in quanto spesso dirige egli stesso i suoi spettacoli. Commedia che ha avuto molto successo anche all’estero, data la tematica comune a tutti i Paesi, narra le assurde vicende di un ministro del governo che crea un fitto intreccio di misteri e bugie per coprire la sua relazione amorosa con una rappresentante dell’opposizione nei panni della bravissima Miriam Mesturino. L’atteggiamento del ministro risulta quello di un uomo di potere che si sente in libertà di agire anche sulle vite altrui ed è quindi un atteggiamento spregiudicato nei confronti degli altri personaggi, i quali perciò agiscono subordinatamente alle sue “improvvse ed improvvisate” decisioni. Pertanto a partire da ciò che ribadisce Raffaele Pisu (nella commedia il cameriere dell’albergo) e cioè che far ridere è molto più difficile che far piangere, emerge sommessamente la morale dell’opera: non conviene mentire altrimenti si rimane schiavi delle bugie senza neanche più ricordarsi ciò che hai inventato.

Per come è strutturata, a livello tecnico la commedia che vanta la regia di Gianluca Guidi, si dice ad orologeria o più impropriamente ad “apri e chiudi la porta”: i personaggi entrano ed escono uno dopo l’altro coprendo tutti i tempi scenici in un movimento sincronico e con solo tre porte ed una finestra come riferimenti spaziali; per quanto riguarda la sceneggiatura invece, questa è molto dettagliata e curata nei minimi particolari. Gli attori infine entrano perfettamente nel loro ruolo sia dimostrando una buona abilità tecnica sia rispettando precisamente i tempi della commedia; quest’ultima nel suo sviluppo ci porta ad un continuo stravolgimento ironico e bizzarro della vicenda fino ad arrivare alla sua conclusione che pur lasciandoci col sorriso, ci consegna una vera e propria presa di coscienza della realtà, delle nostre abitudini o dei nostri mal costumi che dir si voglia.

Federica Percario, Liceo Classico V. Emanuele II

 

 

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