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Se devi dire una bugia dilla ancora più grossa

Venerdì 9 dicembre 2011 abbiamo avuto l’onore di assistere ad un brillante spettacolo di Ray Cooney, che vince il prestigioso premio Lawrence Olivier come miglior commedia dell’anno a Londra. In esso sono intrecciati eventi che hanno messo in risalto la bravura di grandi attori insieme alla loro non indifferente esperienza teatrale. Spiccano Antonio Catania nei panni dell’onorevole De Mitri, la signora Rolandi, ufficio stampa dell’opposizione, interpretata da Miriam Mesturino, il segretario del ministro di governo, una figura buffa, goffa e apparentemente inetta (Mario Girini) viene recitata da Gianluca Ramazzotti e il personale dell’hotel Palace, il direttore (Nini Salerno) e il cameriere (Raffaele Pisu) un po’ invadente che corona la straordinaria tela su cui è intessuta la storia.

La bellissima suite 648 dell’hotel Palace è il luogo in cui avvengono le più inaspettate vicende, dal ritrovamento del finto cadavere a incontri, bizzarri che sono gli artefici delle più assurde bugie e finzioni che inesorabilmente vengono dette per non compromettere l’onore e l’integrità morale di un ministro, il quale è lì ufficialmente per presenziare al Consiglio dei Ministri ma praticamente per passare del tempo con la sua amante: la signora Rolandi. L’ilarità che conseguentemente coinvolge il pubblico è data sia dalla grande attualità degli eventi narrati ma anche dalla complessa rete di bugie, incontri imbarazzanti, equivoci, febbrile e bizzarro andirivieni dei personaggi primari e secondari tra cui la badante della madre del segretario, la moglie dell’onorevole, il marito della signora Rolandi, che si disloca durante tutto lo spettacolo e che sembra quasi irrecuperabile a livello di situazione reale in cui una persona ipoteticamente potrebbe essere coinvolta, è imperniata di satira e comicità che rendono il tutto capace di catturare l’attenzione dei pubblico dall’inizio alla fine dello spettacolo. Inoltre lo scambio continuo di identità rievoca elementi tipici della commedia plautina e le particolari personalità dei personaggi, ben trasmesse al pubblico nell’esaltazione delle bizzarrie da parte degli attori ci riportano ad alcuni elementi tipici commedia di Molière, infondendo anche credibilità e realismo. La storia ci coinvolge, ci diverte, ci lascia una forte impronta attuale con un retrogusto amaro.

Silvia Zulli

Liceo Classico “Vittorio Emanuele II” IIC

 

 

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