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Todo Modo - 9 gennaio 2009

Un’atmosfera tesa e misteriosa, tipica di un giallo, caratterizza la scena su cui si snodano dei frammenti di vita e di società dell’Italia della prima metà del Novecento. Dietro un giallo irrisolto si celano dei meccanismi di denuncia e di analisi critica che non possono sfuggire ad un attento spettatore : la corruzione,la questione morale, il rapporto tra lo Stato e la Chiesa e le ingerenze reciproche. Tali tematiche riproposte fedelmente dal romanzo nella trasposizione teatrale non sono sbandierate ma presentate con raffinatezza erudita tra le righe nelle arringhe forbite di don Gaetano (Giuseppe Pambieri) e nelle risposte schiette e sentenziose dello Scrittore (Paolo Ferrari). Esse costituiscono la vera ricchezza dello spettacolo rispondente ad un’attualità sorprendente quasi dote intrinseca che appare conferire immortalità al testo di Sciascia. Nel giallo, trasformato in un giallo di denuncia politica, non è prioritario scoprire l’ assassino, ma lo è sottolineare lo scenario di corruzione devastante che imperversa negli ambienti elitari e dirigenziali e la percezione che ha la plebe nella figura del cuoco a cui non sfuggono la mescolanza di potere politico, economico, religioso. Il giallo come detto rimane irrisolto perché è la vita a non concludere in una visone pirandelliana e perché l’omicidio si ricollega al problema morale e sociale spalancato sulle coscienze. Il personaggio di Don Gaetano è sdoppiato tra lo slancio mistico e la razionalità, nella dicotomia fede-ragione difficilmente conciliabile, invece lo Scrittore appare più deciso nelle sue convinzioni. Le strategie teatrali sono vincenti: luci soffuse, ambientazione essenziale, recitazione commovente e a tratti pungente, dialoghi e monologhi comunicativi che scuotono le interiorità su temi sacri come verità e giustizia propri dell’uomo, quest’ultima donata da Ermes agli uomini per volere di Zeus. E’ uno spettacolo destinato ai giovani, a coloro che vogliono costruire il futuro imparando dagli errori e dagli insuccessi: l’arte non è mai fine a se stessa.

Anna Acconcia
Liceo classico Vittorio Emanuele II IIIB, Lanciano


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