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DON CHISCIOTTE DEI TEMPI MODERNI

Un garage, una videocamera, un computer, un pianoforte, una branda per dormire ed una lavagnetta. Questi sono gli oggetti che fungono da sfondo a Stefano Fresi e ad Alessandro Benvenuti, che portano in scena “Don Chisci@tte”. No, la chiocciola non è un errore di battitura, ma anzi è la chiave per capire questa rivisitazione in stile moderno che, come loro stessi ammettono, è un azzardo.

Per chi non conoscesse il romanzo originale, frutto dell’inventiva di Miguel De Cervantes, “Don Chisciotte della Mancia” narra le avventure di Don Alonso Quijano, un hidalgo che vive appunto nella Mancia; questo nobile è un lettore di romanzi cavallereschi così accanito che arriva ad emulare le imprese narrate in queste opere. Al suo fianco, il fido Sancio Panza.

In “Don Chisci@tte”, Don Alonso, interpretato da Alessandro Benvenuti, non è un hidalgo, bensì un blogger fallito che parla di fisica quantica e di cospirazioni. Usa Youtube per rimanere in contatto con il mondo esterno, dal momento che dal suo garage non esce mai. Sancio Panza, interpretato da Stefano Fresi, è un povero frustato che, nonostante sogni una carriera musicale intensa, è costretto a vivere da semi-clandestino nel garage, a portare panini ed a riportare con i piedi per terra il nostro cavaliere quantico. L’amata di Don Chisciotte è rappresentata da un suo fan sicuramente minorenne che crea non pochi problemi, mentre i mulini a vento contro cui Don Alonso combatte vengono sostituiti dalle grandi multinazionali, da improbabili nemici e, soprattutto, da Internet e da tutti coloro che hanno cancellato dalla propria vita l’amore e che, così facendo, spingono l’umanità verso un buco nero. L’energia sul palco è tangibile, così come le differenze tra i due, a partire dall’aspetto fisico (uno alto e magro, l’altro più rotondo), fino ad arrivare alla psicologia di questa coppia. In ogni caso, la complicità tra i due attori si percepisce da subito, a partire dall’intervista che ci forniscono prima dello spettacolo vero e proprio, in cui giocherellano tra di loro e con noi, si prendono in giro, si completano le frasi a vicenda; insieme creano un fuoco. In una saletta e circondati da un numero non troppo limitato di ragazzi, si raccontano e soprattutto raccontano di “Don Chisci@tte”: una rappresentazione teatrale nata per caso e cucita addosso a loro, grazie anche all’aiuto di Davide Iodice. Come già detto, lo spettacolo è un vero e proprio azzardo, non solo perché i due si calano nei panni di personaggi completamente diversi da loro, ma in particolare per il messaggio, la morale, che si vuole far passare. Il linguaggio non è dei più semplici, a causa delle numerose teorie di cui Don Chisciotte parla, e spesso si perde il filo logico del discorso.

La fine è emblematica: Don Chisciotte, vestito di un’armatura improvvisata e con in mano una katana, esce finalmente dal suo rifugio per andare incontro ai suoi nemici, mentre Sancio e tutto ciò che lo circonda vengono risucchiati a poco a poco da un buco nero. E allora Don Chisciotte non è più uno scervellato, bensì un eroico cavaliere che va incontro ai suoi demoni per sconfiggerli, al fine di far combaciare il mondo reale con il suo ideale, e sceglie di essere chi vuol essere, senza paura. Insomma, compie il famoso “salto quantico” di cui tanto parlava.

Antonella Calabrese III DL dell'Istituto di istruzione superiore De Titta-Fermi di Lanciano

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