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IL MISANTROPO

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Venerdì 8 marzo 2019 ore 21

IL MISANTROPO
Di Moliere
Gli Ipocriti di Melina Balsamo
con Giulio Scarpati e Valeria Solarino
e con Blas Roca Rey
Anna Farraioli, Matteo Cirillo, Federico Zacchia, Mauro Lamanna, Matteo Cecchi
Regia Nora Venturini

Biglietti in vendita presso il botteghino del teatro 6, 7 e 8 marzo (16.30/19.30) oppure online su teatrofenaroli.it

Dopo il grande successo dello scorso anno con “Una giornata particolare” la coppia Scarpati Solarino torna sul palcoscenico frentano con un classico di Moliere. In realtà i temi dell’opera colgono un elemento niente affatto riduttivo e spesso trascurato o messo in ombra a favore del tema politico dell’uomo onesto e sincero in lotta contro la corruzione e l’ipocrisia della società. L’aspetto privato, in questo capolavoro che si muove sempre in equilibrio tra commedia e tragedia, è altrettanto importante dal punto di vista teatrale, di quello sociale, perché ne evidenzia il fattore umano, e dalla corte del re Sole lo porta dritto a noi. Nella sua urgenza di parlare con Célimène (Valeria Solarino), che gli sfugge e evita il confronto, nel suo bisogno di chiarirsi, di fare piazza pulita di ogni ambiguità, Alceste (Giulio Scarpati) è un personaggio estremamente moderno. È un uomo che in modo vagamente masochista si ostina ad amare la donna sbagliata, quella che è il suo opposto in tutto, nello stile di vita, nella visione etica, nel senso dell’amicizia e dei rapporti sociali. E lo stesso vale per Célimène nei confronti di Alceste, quando dichiara di preferirlo agli altri pretendenti. È proprio la loro differenza la molla che li spinge uno verso l’altra. Alceste e Célimène sono una coppia sentimentalmente impossibile: non si capiscono ma si amano, si sfuggono ma si cercano, si detestano ma si desiderano. Moliere aveva previsto tutto duecento anni fa.

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Prosa - Il diario di Adamo ed Eva

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Venerdì 22 febbraio 2019 ore 21

IL DIARIO DI ADAMO ED EVA

da Mark Twain

Foxtrot Golf Distribuzione

Barbara De Rossi, Francesco Branchetti

Con i mimi Umberto Bianchi e Raffaella Zappalà

Regia Francesco Branchetti

Mark Twain, attingendo al mito della Creazione, narra come siano andate le cose tra l’uomo e la donna in una chiave ironica, umoristica ma anche fiabesca e romantica, raccontando come possa essere nata l’attrazione tra i due sessi. Il testo a due voci inizia con l’apparizione di Eva, che Adamo vede come una creatura bizzarra e fantasiosa; Adamo si ritrova un bel giorno a dover fare i conti con questa nuova strana creatura “Questo nuovo essere dai capelli lunghi… Non mi piace, non sono abituato ad avere compagnia”. Nel racconto le due voci si avvicendano in modo commovente e allegro. Eva è una creatura molto bizzarra e fantasiosa, ma anche romantica, vanitosa e chiacchierona, sempre interessata a dare nomi agli animali, alle piante e al creato. Adamo, invece, è un uomo rude e facilmente irascibile, un solitario, innervosito dalla continua presenza di Eva, che lo segue imperterrita e incuriosita, parlando ininterrottamente. Adamo però è molto affascinato da Eva. Il loro incontro sembra destinato al disastro. Poi Eva mangia la mela e inizia la caduta. La regia intende restituire al testo, attraverso le voci degli attori e la fisicità di due bravissimi mimi che danno movimento ai pensieri e alle emozioni di Adamo ed Eva, la straordinaria capacità d’indagare l’animo umano e le tortuose relazioni che abbiamo talvolta con noi stessi e poi con gli altri; ansie, paure, malesseri, malinconie, gioie, curiosità, attrazioni, dolori, solitudini e sentimenti si alternano e si confondono in una danza meravigliosa di voci, corpi, suoni e colori, che lasciano spazio alla malinconia ma anche all’ironia e alla tenerezza.

Biglietti in vendita presso il botteghino del teatro i giorni 20, 21 e 22 febbraio (16.30/19.30) oppure online

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Prosa - Parenti serpenti

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Lunedì 11 febbraio 2019 ore 21

PARENTI SERPENTI

di Carmine Amoroso
Ente Teatro Cronaca – Vesuvio Teatro Napoli
con Lello Arena
Giorgia Trasselli e con Raffaele Ausiello, Marika De Chiara, Andrea de Goyzueta, Carla Ferraro, Serena Pisa, Fabrizio Vona

regia di Luciano Melchionna

Biglietti in vendita presso il botteghino del teatro il 9 e 11 febbraio (16.30/19.30) oppure online su https://www.ciaotickets.com/location/teatro-fenaroli-lanciano-ch

Carmine Amoroso, autore e regista lancianese, ha scritto per il teatro questa pièce che Monicelli trasformò in un film che lentamente ma con decisione si è trasformato in un cult. La versione teatrale del regista Melchionna, che affida il ruolo di protagonista a Lello Arena, toglie ovviamente i richiami lancianesi della Squilla e delle tradizioni locali della versione cinematografica ed è lontana dall’allestimento degli “Amici della ribalta” versione tutta lancianese portata con successo per alcuni anni nei teatri abruzzesi. La storia è conosciuta. Un Natale pieno di ricordi e di regali da scambiare, in questo rito stanco che resta l’unico appiglio possibile per tentare di ravviare i legami famigliari, come il fuoco del braciere che i genitori anziani usano, ancora oggi, per scaldare la casa: un braciere pericoloso ma rassicurante come tutte le abitudini e le tradizioni. Un Natale a casa dei genitori anziani che aspettano tutto l’anno quel momento per rivedere i figli cresciuti, e andati a lavorare in altre città. All’improvviso però, i genitori, fino ad allora autonomi punti di riferimento, esprimono l’esigenza di essere accuditi come hanno fatto anni prima con loro: uno dei figli dovrà ospitarli e prendersi cura della loro vecchiaia… a chi toccherà? Lello Arena, con la sua carica comica e umana, nei panni del papà – interpretato da Panelli nel film di Monicelli, fa ipotizzare con il suo sguardo, ad un bambino, intento a descrivere ed esplorare le dinamiche ipocrite e meschine che lo circondano, in quei giorni di santissima festività: è un genitore davvero in demenza senile o è un uomo che non vuol vedere più la realtà e si diverte a trasformarla e a provocare tutti? In quest’epoca in cui tutto e il contrario di tutto sono la stessa cosa ormai, con questa commedia si passerà dalle risate a crepapelle per il tratteggio grottesco, e a tratti surreale dei personaggi, al più turpe cambiamento di quegli esseri che da umani si trasformeranno negli animali più pericolosi e subdoli: i serpenti.

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Prosa - Amici amori amanti ovvero la verità

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Venerdì 1° febbraio 2019 ore 21

AMICI AMORI AMANTI ovvero LA VERITA’

Di Florian Zeller

Palcoscenico Italiano Srls

con Pino Quartullo, Eva Grimaldi, Attilio Fontana, Daniela Poggi

Regia di Enrico Maria Lamanna

Biglietti in vendita presso il botteghino del teatro 30, 31 gennaio e 1 febbraio (16.30/19.30) oppure online 

In una società come quella che stiamo vivendo tra telefonini, nevrosi, contatti sofisticati, contatti passeggeri, paure, Zeller autore prolifico e talentuosissimo francese dell’ultimo decennio, punta il suo dito su quattro personaggi francesi, della media borghesia: quattro Parigini, ma potrebbero essere collocati a qualsiasi latitudine, due uomini e due donne con le loro paure e le loro insicurezze. Florian Zeller due anni fa è stato rappresentato al Fenaroli con la pièce “Il Padre” con una prova magistrale di Alessandro Haber, sul tema della vecchiaia. Quest’anno ci propone un’opera dal titolo che non lascia spazio all’immaginazione. La commedia gioca con il classico tema del tradimento coniugale portandolo alle estreme conseguenze, in un continuo scambio di ruoli tra i quattro personaggi della pièce; una sorta di gioco a specchi che è il vero divertimento della commedia; specchi che rimbalzano verità sorprendenti e che nascondono la Verità, come il titolo ricorda.

Michel e Laurence, Paul e Alice, sono due coppie di coniugi amici; ma anche Michel e Alice, e forse Paul e Laurence sono due coppie di amanti “amici”. Due coppie di artisti di grande valore tornano sul palcoscenico del Fenaroli offrendo una prova di grande spessore che descrive una società irrequieta, ipocrita in una pericolosa deriva dei valori morali che nonostante le situazioni divertenti, lascia perplesso lo spettatore e lo invita a decidere quali assolvere o condannare.

Il pubblico viene condotto per mano, allegramente, tra tradimenti veri e tradimenti raccontati. La natura dei singoli personaggi oscilla continuamente dal ruolo della vittima a quella del colpevole… e alla fine al pubblico rimarrà il compito di capire, dalle ultime battute di Laurence, la Verità del titolo… ma sarà un bene conoscerla davvero? Perché com’è noto, la Verità può anche far male.

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Prosa - DON CHISCI@TTE

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Giovedì 24 gennaio 2019 ore 21

“DON CHISCI@TTE”
di Nunzio Caponio, liberamente ispirato a “Don Chisciotte della Mancia” di Miguel de Cervantes
Arca Azzurra Teatro produzioni
Alessandro Benvenuti e Stefano Fresi
e con Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosati, Massimo Salvianti, Lucia Socci, Paolo Ciotti, Gabriele Gioffreda, Desirée Noferini

adattamento e regia di Davide Iodice

Biglietti in vendita presso il botteghino del teatro 10 e 11 gennaio - 22, 23 e 24 gennaio (16.30/19.30) oppure su www.teatrofenaroli.it

Quante volte usiamo i panni di Don Chisciotte per sottolineare la lotta assurda, a volte grottesca, nei confronti di sfide verso nemici materiali ed immateriali che troviamo nella nostra società. Ebbene si tratta di una trasposizione teatrale di Cervantes ai giorni nostri, ironica e graffiante, in cui i mulini a vento vengono sostituiti da moderni mostri contro cui in qualche modo si deve sempre e comunque combattere. Un’analisi inedita dei nostri tempi che passa tra le quinte e il palcoscenico per arrivare in platea e che nel Teatro, luogo e arte, trova un mezzo di comunicazione sicuramente appropriato. Lo spettacolo scaturisce da una scrittura originale che a sua volta prende ispirazione dallo spirito dell’opera di Cervantes scagliando una volta di più la simbologia di questo ‘mito’ contro la nostra contemporaneità. Con vesti sgangheratamente complottiste e una spiritualità naif, accompagnato da un Sancio, un irresistibile Stefano Fresi, che è insieme figlio e disorientato adepto, il nostro Don, interpretato da uno straordinario Alessandro Benvenuti, intraprende un corpo a corpo disperante e “comico” contro un mondo sempre più virtuale, spinto a trovare l’origine del male nel sistema che lo detiene. «Se avessimo un pizzico del coraggio e del senso di giustizia del Don Chisciotte - sottolinea l’autore, Nunzio Caponio - forse, le nostre folli vite troverebbero finalmente un senso». Dall’improbabile rifugio in cui si è rintanato, lotta per mantenere intatto il suo pensiero critico coltivando ancora un’idea: l’IDEA. Unica finestra sull’esterno (o su altri interni) una teoria di schermi che s’affaccia su personaggi e mondi annodati, interferenze che spronano i nostri eroi all’Azione, ad una qualche azione. E se, nella giostra di pensieri che galoppano progressivamente verso l’inevitabile delirio, le menti malefiche dei giganti delle multinazionali sono il nemico contro cui scagliarsi, l’Amore è ancora il vento che soffia e muove, anche se Dulcinea, intrappolata in una webcam, può svanire dolorosamente per un banale blackout.

 

 

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ÉDITH PIAF - L’usignolo non canta piu'

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Martedì 18 dicembre 2018 ore 21

ÉDITH PIAF - L’usignolo non canta più

di Melania Giglio

Marioretta Bideri per Bis Tremila

con Melania Giglio nel ruolo di Edith Piaf

Martino Duane nel ruolo di Bruno Coquatrix

Regia Daniele Salvo

Una straordinaria Melania Giglio interpreta lo spettacolo: “Edith Piaf. L’usignolo non canta più”, dedicato al più affascinante fenomeno della musica francese del dopoguerra grazie anche alla brillante regia di Daniele Salvo, ci porta in un’atmosfera di altri tempi e di altri miti che ancora però riescono ad emozionare e a commuovere. Melania Giglio, con un’insolita abile naturalezza, riesce a trasportare il pubblico dentro l’anima del personaggio “il passerotto”, rivive sul palco e gli spettatori in sala gioiscono, sperano e soffrono con lei. La storia è ambientata nel 1960. “Una serie di eventi si sono susseguiti nella vita di questa piccola donna: lutti, incidenti, amori, liti, solitudine, alcol, gioie, successi e canzoni. Il ricordo del suo tragico amore, Marcel Cerdan, morto mentre attraversava l’Atlantico in aereo per raggiungerla a NY, la ossessiona. È in questo devastato territorio della decadenza che interviene l’eccellente Martino Duane, nel ruolo di Bruno Coquatrix, l’impresario dell’Olympia. Tra un bicchiere “proibito” e l’altro e una rivisitazione del tempo che fu ma che può ancora essere, Bruno la convincerà ad esibirsi. Tutte le canzoni, da “Milord” a “Non, je ne regrette rien“ - l’ultimo inno alla vita che la convince a tornar in scena - passando per “La vie en rose”, sono eseguite magistralmente dal vivo. Perfetta nell’interpretazione e anche nel canto, la Giglio dal palco riconsegna con rigore ogni sfumatura dell’interiorità di un’anima tormentata eppure nobile, apparentemente infantile eppure profonda, sorprendentemente vitale ma altrettanto fragile.

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UNO, NESSUNO, CENTOMILA

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Mercoledì 9 gennaio 2019 ore 21

UNO, NESSUNO, CENTOMILA

di Luigi Pirandello
ERGO SUM produzioni
con Enrico Lo Verso
Regia e adattamento di Alessandra Pizzi

“Uno, nessuno e centomila” non è un’opera teatrale ma un romanzo di lunga elaborazione, di assidua stesura, che accompagna, o per meglio dire informa di sé, il resto della produzione pirandelliana. Uno spettacolo nato quasi per gioco da una proposta della regista Alessandra Pizzi ad un attore da anni lontano dal teatro Enrico Lo Verso. Da qui l’idea di una nuova e originale messa in scena, che possa ricercare nuovi specifici per lo spettacolo ma, soprattutto, sappia ridisegnare il rapporto, all’interno dello spazio scenico tra la parola ed il suono. Circa 300 repliche in due anni sempre con teatri gremiti hanno sancito la bontà della messa in scena. Da solo, sul palcoscenico, Lo Verso in un’ora intensa ed emozionante mette i panni di Vitangelo Moscarda e diventa uomo di oggi, di ieri, di domani. Ed il testo diventa critica di una società che oggi, come cento anni fa quando fu concepito, tende alla partecipazione di massa a svantaggio della specificità dell’individuo. Ma la sua è una critica volta ad un finale positivo, la scoperta per ognuno di essere se stessi, dentro la propria bellezza. L’interpretazione non manca di ironia e sagacia, ricca com’è di inflessioni e note di colore tipiche siciliane, tanto care all’autore del testo, al personaggio e all’attore che lo interpreta. Una messa in scena mutevole in ogni contesto, nel rapporto empatico con il luogo e con chi ascolta e che da forma ad un personaggio, che è uno, nessuno, centomila, tutti per la prima volta affidati al racconto di una voce e di un grande attore che ci accompagna a scoprire le maschere della nostra esistenza.

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Prosa - Le nostre donne

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sabato 10 marzo 2018 ore 21.00

LE NOSTRE DONNE

di Eric Assous

Compagnia Teatrozeta

regia Livio Galassi

con Edoardo Siravo, Manuele Morgese ed Emanuele Salce

Biglietti in vendita presso il botteghino del teatro 8, 9 e 10 marzo (16.30/19.30) oppure su www.i-ticket.it

Lo spettacolo ha avuto un enorme successo in Francia nell’ultima stagione grazie all’intreccio brillante e accattivante del testo, e alla partecipazione di tre grandi interpreti come Jean Reno, Richard Berry, Patrick Braoudé

Lo spettacolo: Si tratta di una commedia brillante tutta al maschile. Tre sono i personaggi che dipingono dal loro mondo, maschile appunto, il mondo femminile, in un intreccio ritmato e incalzante: una sera Max e Paul si trovano a casa di Max per la solita partita a carte. Stanno aspettando Simon che è in ritardo. Quando quest’ultimo arriva, sconvolto, confessa di aver strangolato la moglie e cerca negli amici un alibi. Opposte sono le posizioni di Max e Paul: più intransigente il primo, più indulgente il secondo. I tre amici parlano per tutta la notte delle rispettive mogli, della loro amicizia fino a che Simon – dopo tre pasticche di tranquillante – crolla sul divano. I due amici discutono se mentire alla giustizia per proteggere l’amico oppure denunciarlo.Quando Simon si sveglia, il telefono squilla: è la polizia: la moglie di Simon – che era svenuta, non morta – lo ha denunciato per violenza.

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Prosa - COPENAGHEN

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DOMENICA 13 MAGGIO 2018 ORE 18 - NUOVA DATA

Domenica 25 Febbraio 2018 ore 21:00

COPENAGHEN

di Michael Frayn

Compagnia Orsini

regia Mauro Avogadro

con Umberto Orsini, Massimo Popolizio

e Giuliana Lojodice

Biglietti e abbonamenti già acquistati saranno validi per la nuova data

Botteghino aperto 11, 12 e 13 maggio (16.30/19.30)

Orsini, Popolizio e Lojodice ridanno vita e personalità al trio dei protagonisti di Copenaghen, avvincente dramma storico-scientifico del commediografo Michael Frayn. Tre persone, parlano di cose successe in un lontano passato, avvenute tanto tempo prima, quando tutti e tre erano ancora vivi.

Sono Niels Bohr (Orsini), sua moglie Margrethe (Lojodice) e Werner Heisenberg (Popolizio). Il loro tentativo è di chiarire che cosa avvenne nel lontano 1941 a Copenaghen quando il fisico tedesco Heisenberg fece visita al suo maestro Bohr in una Danimarca occupata dai nazisti. Entrambi coinvolti nella ricerca scientifica, ma su fronti opposti, probabilmente vicini ad un traguardo che avrebbe portato alla bomba atomica, i due scienziati ebbero una conversazione nel giardino della casa di Bohr, il soggetto di quella conversazione ancora oggi resta un mistero e per risolverlo la Storia ha avanzato svariate ipotesi.

A diciotto stagioni dalla rivelazione della prima versione per l’Italia, Umberto Orsini, Massimo Popolizio e Giuliana Lojodice ridanno vita e personalità al trio dei protagonisti di Copenaghen, avvincente dramma storico-scientifico del commediografo britannico Michael Frayn.
Una nuova co-produzione riporta in scena in un nuovo tour nazionale, il formidabile duello verbale, su due fronti bellici contrapposti, fra i fisici Niels Bohr e Werner Heisenberg, alla vigilia del devastante uso della bomba atomica.
In un luogo che ricorda un'aula di fisica, immersi in un'atmosfera quasi irreale, tre persone, due uomini e una donna, parlano di cose successe in un lontano passato, cose avvenute tanto tempo prima, quando tutti e tre erano ancora vivi. Sono Niels Bohr (Orsini), sua moglie Margrethe (Lojodice) e Werner Heisenberg (Popolizio). Il loro tentativo è di chiarire che cosa avvenne nel lontano 1941 a Copenaghen quando improvvisamente il fisico tedesco Heisenberg fece visita al suo maestro Bohr in una Danimarca occupata dai nazisti. Entrambi coinvolti nella ricerca scientifica, ma su fronti opposti, probabilmente vicini ad un traguardo che avrebbe portato alla bomba atomica, i due scienziati ebbero una conversazione nel giardino della casa di Bohr, il soggetto di quella conversazione ancora oggi resta un mistero e per risolverlo la Storia ha avanzato svariate ipotesi. L'asse portante attorno al quale ruota lo spettacolo è dunque il motivo per cui l’allievo andò a Copenaghen a trovare il suo maestro. Essendo Heisenberg a capo del programma nucleare militare tedesco voleva, in nome della vecchia amicizia, offrire a Bohr, che era mezzo ebreo, l'appoggio politico della Gestapo in cambio di qualche segreto? O al contrario essendo mosso da scrupoli morali, anche se tormentato dalle conseguenze che sarebbero potute ricadere sul destino della sua patria martoriata e che lui amava pur non essendo nazista, tentava di rallentare il programma tedesco fornendo a Bohr, che era schierato con gli alleati, informazioni sull'applicazione dei fondamenti teorici della fissione? Su questi presupposti l'autore da vita ad un appassionante groviglio in cui i piani temporali si sovrappongono, dando un valore universale alle questioni poste dai protagonisti. Fatto sta che le diverse ipotesi fatte all'epoca vengono qui enunciate una dopo l'altra e quindi vengono messi in scena diversi incontri tra i due fisici, con diversi andamenti. Viene quindi a tradursi metaforicamente, come struttura portante dell'impianto drammaturgico, quel Principio di Indeterminazione e di Complementarietà pronunciati molte volte nella pièce e così determinanti per l'elaborazione della teoria della relatività ad opera di Einstein. Non è possibile una sola verità oppure una sintesi efficace delle diverse verità perché una verità è semplicemente un punto di vista, il punto di vista di chi l'ha enunciata. Tutto è umano, niente è assoluto. Si possono avere solamente risposte indeterminate e quindi la somma degli scenari possibili è ciò vale anche per quell'incontro tra i due fisici. Il Novecento, così come la vita umana sono fatti di tante zone grigie, di tanto silenzio, ma finché esisterà l'uomo si cercherà sempre, in mezzo al vuoto che ci circonda e alla polvere sollevata, la traccia rarefatta di una particella di chiarezza e di verità che, comunque, ci salverà. Inutile dire che il grande valore del testo di Frayn, divenuto ormai un classico contemporaneo del teatro, non sarebbe emerso in modo così mirabile senza un trio di attori di grande spessore che sanno mettere la evidenza i diversi piani di lettura e interpretare i personaggi dando risalto alle loro infinite sfaccettature psicologiche.

Io penso che sarebbe stato un errore imperdonabile pensare di dar vita ad una Compagnia teatrale che porti il mio nome senzapensare all' opportunità di rimettere in scena uno spettacolo come "Copenaghen". Quando decisi di avere accanto a me un attore come Massimo Popolizio affidandogli anche la regia di "Il prezzo" di Miller mi era chiaro che questa collaborazione non sarebbe stata un episodio isolato. Era evidente che insieme avremmo potuto dare vita a qualcosa che oggi è sempre più difficile trovare e cioè a quel teatro di recitazione nel quale entrambi, seppure in epoche diverse, siamo cresciuti e al quale ci ispiriamo. Ed ecco che riproporre "Copenaghen", la pièce di Frayn che insieme a Giuliana Lojodice ci aveva visti interpreti per la prima volta diciotto anni fa, mi è sembrata una scelta quasi obbligata. Spettacolo nato a Udine nel 1999, riproposto con l’ERT in anni lontani a varie riprese di cui l'ultima otto anni fa, recensito dalla totalità della critica in maniera entusiastica, amato da un pubblico sempre numerosissimo, visto come un evento dai teatri delle maggiori città, sorprendente per la costante attualità del tema trattato, che si vorrebbe più di così? E allora, e non so se sarà l'ultima, ancora una volta "Copenaghen" con tutto l'impegno che la nostra Compagnia sa mettere nel far rinascere uno spettacolo con l'aiuto del Teatro di Roma e del CSS di Udine che hanno deciso, data l'eccezionalità dell'evento, di co-produrre lo spettacolo con noi ricostruendo una scenografia ormai perduta ricalcando la regia di Mauro Avogadro, col grande e significativo apporto di un' attrice come Giuliana Lojodice alla quale siamo grati per aver deciso di ricalcare le tavole del palcoscenico e condividere ancora una volta con noi questa avventura.

Umberto Orsini

 

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Prosa - Uno Zio Vanja

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Martedì 6 Febbraio 2018 ore 21:00

UNO ZIO VANJA

di Anton Pavlovic Cechov

KhoraTeatro - Teatro della Toscana

adattamento Letizia Russo

nuovo allestimento

regia Vinicio Marchioni

con Vinicio Marchioni e Francesco Montanari

e con Lorenzo Gioielli, Milena Mancini, Nina Torresi, Nina Raja, Alessandra Costanzo e Andrea Caimmi

Biglietti in vendita presso il botteghino del teatro nei giorni:  2, 3, 4, 5 e 6 febbraio (16.30/19.30 - festivo 15.30/17) oppure su www.i-ticket.it

Lo stile di Cechov, semplice e sobrio, modellato sulla tragicomico quotidiano restituisce con fascino irripetibile e struggente, le complesse sfaccettature dell’esistenza umana anticipando e influenzando tutti i motivi successivi della drammaturgia occidentale europea e nordamericana. L’ adattamento di Zio Vanja di Letizia Russo, nel rispetto della linea editoriale di Khora.teatro, ha l’ obbiettivo di riavvicinare il pubblico ai classici della storia del teatro facendo perno su precise note di contemporaneità della scrittura cecoviana per esaltarne la straordinaria attualità creativa. La regia di Vinicio Marchioni, attorniato da un cast di creativi di comprovata qualità artistica e professionale, prende le mosse da un profondo studio del mirabile meccanismo drammaturgico dell’originale, per restituirne pienamente il dovuto spessore culturale.

 

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