Venerdì, 06 Febbraio 2015 01:00

REGINA MADRE

Scritto da Luca Cerrone
Vota questo articolo
(3 Voti)
RECENSIONE SPETTACOLO TEATRALE “REGINA MADRE”
 
“Regina Madre”, questo è il nome dello spettacolo teatrale in due atti messo in scena martedì 20 gennaio 2015 nel teatro Fedele Fenaroli di Lanciano. L’opera, tratta dal testo teatrale di Manlio Santarelli del 1985, è stata rappresentata da due attori d’eccezione: Milena Vukotic nei panni di “Regina” e Antonello Avallone, nei panni di suo figlio “Alfredo”. Lo spettacolo, la cui regia è sempre di Antonello Avallone, ne ha sostituito un altro che avrebbe visto la partecipazione di Valeria Valeri, ma che, sfortunatamente, non ha potuto essere in scena. La rappresentazione, di carattere drammatico, sebbene si avvertano alcuni influssi del teatro dell’assurdo, narra la vicenda, ambientata negli anni ’90, di una madre e di un figlio e del loro rapporto di odio-amore. Alfredo, un uomo segnato da un’insoddisfacente carriera da giornalista e da un matrimonio finito male, decide di andare a vivere dalla madre per (a suo dire) prendersene cura. Ma, in realtà, il suo scopo è ben diverso: egli, infatti, vuole redigere un articolo giornalistico che racconti, passo dopo passo, gli ultimi mesi di vita della signora nonché la sua morte. Ma lei, benché abbia i suoi problemi, non ne vuole proprio sapere di morire e tiene abilmente testa, non certo sempre in modo corretto, ai comportamenti altrettanto scorretti del figlio a tal punto da portarlo alla disperazione che ne provocherà, in seguito, la morte. Possiamo riscontrare in quest’opera elementi come l’inganno, il ricatto, la disperazione, ma anche l’amore madre-figlio, che, seppur oscurato da litigi e bugie, trapela in alcuni momenti della narrazione. I due protagonisti si cercano e si respingono finendo sempre per litigare o per farsi i dispetti a vicenda. Le battute risultano essere curate al dettaglio e presentano punte di amara ironia, che, per quanto amare, riescono numerose volte a strappare un sorriso al pubblico. Il dialogo, in alcuni tratti, è un vero duello verbale senza esclusione di colpi: infatti, si apostrofano reciprocamente utilizzando tutte le armi a loro disposizione che, spesso, racchiudono anche i punti deboli, quali i difetti o le mancanze, dell’altro. Il personaggio di Alfredo è delineato come una figura visibilmente in contraddizione, perché, nonostante prevalga sulla madre e, di conseguenza, sia, a volte, anche violento nei modi con cui si rapporta con lei, è fortemente indeciso e insicuro, due caratteristiche che sono sintomo di una mancanza di autostima, la quale, peraltro, costituisce il motivo principale per il quale è stato il protagonista indiscusso di una vita costellata di insuccessi. Il personaggio di Regina, invece, viene tratteggiato come una figura di madre possessiva e, in taluni casi, opprimente, che non si fa scrupoli a rinfacciare al figlio il fatto di non somigliare al suo defunto padre per grandezza d’animo e per eccezionalità delle gesta. Possiede una spiccata fantasia per capovolgere la verità a suo piacimento, in modo da dimostrare di avere sempre ragione: segno, questo, di un profondo e irremovibile orgoglio materno. Nonostante le manie di grandezza, con la sua (a tratti) morbosa oppressione dimostra, in ogni caso, di tenere al bene del figlio. La scenografia, che raffigura l’interno della casa dell’anziana signora, dà un’impressione di sicurezza, ma, al contempo, fa da contorno surreale agli eventi che si susseguono. La rappresentazione incomincia e finisce con il sottofondo della canzone di Edoardo Bennato “Viva la mamma” la quale crea un apparente contrasto con la drammaticità delle scene, ma che, alla fine, vuol sottolineare, a mio parere, il bene che ogni mamma, nonostante i propri difetti, vuole al figlio. La rappresentazione risulta ben congegnata, anche grazie al fatto che è fondata sul rapporto che intercorre tra mamma e figlio: infatti, portare in scena argomenti che, in un modo o nell’altro, sono specchio, spesso, di diverse situazioni attuali aiuta lo spettatore ad immedesimarsi maggiormente nella finzione e a farla sua in modo tale da non renderla più finzione.
 
Cerrone Luca
Liceo Classico “Vittorio Emanuele II”
Lanciano
Classe IA
Letto 995 volte Ultima modifica il Lunedì, 09 Febbraio 2015 12:24
Altro in questa categoria: « CIRANO DE BERGERAC Il Fu Mattia Pascal »

Login Form