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L'UOMO DEL DESTINO

“L’uomo del destino”, un titolo apparentemente riconducente ad un pensiero legato al mondo onirico, dell’ignoto, dell’impossibile, del vano. E invece proprio questo ingrediente permette di arrivare con una storia semplice a ciò a cui sempre aneliamo, a quell’obiettivo sempre desiderato, che cavalca tra verità e verosimiglianza, finendo nella dimensione più fredda e dolce del sogno.
Questo è il tema dell’opera teatrale di Yasmine Reza, tradotta dall’attrice Catherine Spaak, e interpretata da Orso (Baffo d’Oro) Maria Guerrini e dalla moglie Cristina Sebastianelli. Personaggio impeccabile quello del Guerrini, duro come un complesso monolitico di rocce, severo come un maestro verghiano, impassibile come uno scrittore russo di metà Ottocento, vero, come essere umano. Lei, la Sebastianelli, la ragazza appassionata e sentimentale dei libri pubblicati dallo scrittore russo Guerrini che, dopo la sua ultima pubblicazione appunto de “L’uomo del destino”, decide di intraprendere solo, senza nemmeno l’accompagnamento della sua vena creativa, un viaggio da Parigi a Francoforte in treno. Lì nel vagone due cuori si incontreranno.
Tali forti e semplici ingredienti non sono altro che lo scheletro del palazzo che si verrà a costruire con l’incontro dei due personaggi. Incontro fatale,  inizialmente appena accennato, perché le due anime (in verità davvero anime, perché paiono soggiornare prepotentemente in un sogno destinato a rompersi con il risveglio), sin dal principio non s’incontrano direttamente. Magia e tecnica del teatro? No, mera verità. Mera elencazione della vita terrena dei due personaggi, necessaria affinché il loro spirito possa maturare e il coraggio possa accrescere affinché la gestazione del loro incontro “dovuto” possa essere portata a termine. E il termine ci sarà, quando si arriverà nel profondo, più truce che mai, trasportando lo spettatore in quell’attimo buio , fine e tagliente più del rasoio che separa l’improvviso interrompersi del sogno dal risveglio. L’unico elemento, anch’esso impercettibile e quasi quasi insignificante, che collega queste due dimensioni è appunto una rara copia de “L’uomo del destino”, ultimo racconto pubblicato dallo scorbutico Guerrini, il quale, nel pieno della negazione di sé (o “prepotente affermazione” del proprio ego con termini non comprensibili dai profani), non riconosce nemmeno di aver composto un tale scritto.
 Si è arrivati al termine, lo spettatore o ha abbandonato la sedia, o si è calato nel sogno del Guerrini, concentrato fino alla fine. L’animo sentimentale della Sebastianelli ha parlato al cuore di pietra del Guerrini, il sogno è finito. Una risata carica di pathos degna di un Guerrini in forma, taglia perfino la linea che segna la “fine” che scaturisce dall’accompagnamento musicale.


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