Lunedì, 14 Maggio 2012 09:45

LA FIACCOLA SOTTO IL MOGGIO

Scritto da Federica Di Rado
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Il giorno 26 aprile 2012, al Teatro Fedele Fenaroli di Lanciano, alle ore 21:00, abbiamo assistito alla messa in scena dello spettacolo “La fiaccola sotto il moggio”un’opera scritta da d’Annunzio nel 1905 eppure attualissima nei contenuti. Lo spettacolo, portato in scena dalla compagnia ATIR di Milano, racconta la storia di un dramma; Infatti vene uccisa la madre di Gigliola, che confessa alla nonna Aldegrina e alle due nutrici il proprio dolore per l'assenza della madre, ma anche l'incontenibile odio che ella nutre per la matrigna Angizia, ex serva che il padre di Gigliola, Tibaldo, ha sposato in seconde nozze a seguito della vedovanza. Il terribile sospetto è che Tibaldo possa avere ucciso la moglie proprio per poter sposare Angizia.

Nel secondo atto Gigliola vigila sul fratello Simonetto, nel timore che la matrigna voglia avvelenarlo. Ella è mossa da un irrefrenabile desiderio di vendetta nei confronti di Angizia, la quale, di fronte ad Aldegrina, dichiara l'inettitudine del marito e ribadisce la complicità di lui nell'omicidio della contessa Loretella. Gigliola, così, non può che confermarsi nell'irremovibile proposito di morte: dovrà uccidere Angizia, per vendicare la madre, ma dovrà anche uccidere se stessa per non sopravvivere all'onta e all'orrore della complicità paterna nell'omicidio.

Il terzo atto porta allo scontro aperto tra Angizia e Gigliola. Quest'ultima, che era uscita al tramonto per incontrare il padre di Angizia e sottrargli delle serpi velenose, si prepara al tragico gesto della vendetta, non prima di aver messo al corrente dell'omicidio della madre e della colpevolezza di Angizia anche il fratellino Simonetto, il quale rimane sconvolto dalla notizia. Intanto, Angizia e Bertrando (sospettati, da Tibaldo, di essere amanti) intimano al Serparo di allontanarsi. E il Serparo - esperto nell'antica e tradizionale arte marsica dell'allevamento delle serpi, a metà fra medicina e magia -, scaglia contro la figlia una maledizione che l'atterrisce.

Il quarto atto porta la vicenda al culmine della tragicità e al conseguente scioglimento finale. Gigliola prega la nutrice Benedetta di accendere le fiaccole della cappella, a significare un imminente sacrificio: infatti ella immerge le mani nella sacca delle serpi e se ne fa mordere .

Federica Di Rado I C

 

 

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