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Più serpenti che parenti

Nata come commedia teatrale, poi trasformata in film, “Parenti Serpenti” può essere definito come il simbolo del falso buonismo che ogni anno si presenta alla porta di diverse famiglie a Natale. Carmine Amoroso, autore e regista lancianese, ambienta tutta la storia in un contesto a noi familiare, la Squilla. Il regista dello spettacolo andato in scena l’11 febbraio al Teatro Fenaroli, Luciano Melchionna, ha invece scelto un’interpretazione del testo teatrale piuttosto lontana dalla nostra realtà. Non ci sono stati infatti riferimenti a tradizioni lancianesi, ma la storia è quella. Il solito Natale, con i soliti regali da dover fare, con i quattro figli che tornano dai genitori e questi ultimi non possono che essere contenti all'idea di poter finalmente passare del tempo con i loro cari. Però per quest’anno c’è una novità: dopo una lunga e approfondita riflessione i genitori, avendo raggiunto una certa età e non potendo rimanere più soli, dovranno fare affidamento a uno dei loro figli. Presi alla sprovvista, i quattro “mal capitati” e i loro coniugi iniziano ben presto a litigare. La soluzione arriverà da una notizia del telegiornale: la stufa che dovrebbe servire a scaldare e a scongelare i loro cuori, verrà usata invece come mezzo per sbarazzarsi del “peso” della novità annunciata dai genitori. Un malfunzionamento della stufa avrebbe tolto il problema e quindi i genitori di mezzo. Quei figli tanto cari a Saverio e Trieste, protagonisti della storia, si riveleranno per ciò che sono realmente: parenti serpenti. Divertente e grottesca allo stesso tempo, questa commedia è in grado di far vedere come l’animo umano riesca a spingersi lontano dagli affetti, soprattutto nei rapporti familiari, a causa dell’egoismo. Alcuni tratti della commedia sembrano eccessivi, ma nella loro tragicomicità rimandano alla vita reale perché non di rado i genitori anziani risultano essere un peso difficile da sopportare e da conciliare con la routine della vita quotidiana. Non sono una persona che si commuove facilmente davanti a film o commedie, ma ogni volta che guardo o assisto a “Parenti Serpenti” per me è come se fosse la prima volta. A fine spettacolo non ho potuto fare altro che piangere. Non di tristezza, non di gioia. Ma perché la realtà che rappresenta questo spettacolo mi lascia ogni volta di stucco. Bravo Amoroso, bravo Monicelli (regista del film), bravo Melchionna, ma soprattutto bravi gli attori che sono stati capaci di immedesimarsi alla perfezione nei loro personaggi per uno spettacolo “sempre verde” mozzafiato e illuminante.

Sofia Carulli II BL dell'Istituto di istruzione superiore De Titta-Fermi di Lanciano

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