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E' questa la vita che sognavi da bambino?" Intervista a Luca Argentero

Luisin Malabrocca era il ciclista che arrivava sempre ultimo al giro d’Italia, la maglia nera che riuscì a trasformare quella che era vista come una sconfitta in una vittoria. Si rese conto che perdendo attirava l’affetto del pubblico in quell’Italia devastata dalla guerra, che gli regalava da bere e da mangiare come premio di consolazione. Piano piano la sua diventò una vera e propria gara a perdere, conquistando il pubblico e ricevendo quasi le stesse attenzione dei ciclisti che si contendevano il primo posto. Alberto Tomba è lo sciatore bolognese che con la sua spensieratezza e la sua passione per lo sport ha cambiato il mondo dello sci, arrivando a vincere le olimpiadi: un campione che ha emozionato un’intera generazione di italiani negli anni 80, talmente amato che fu interrotto il Festival di Sanremo per vedere in diretta la sua discesa. Walter Bonatti era l’alpinista che scalò il K2 con una spedizione di italiani. Al suo ritorno venne accusato di aver ostacolato i due che arrivarono in cima; invece i due ce la fecero solo grazie alle bombole d’ossigeno che lui tornò a prendere. Nonostante le sfide impossibili superate sulle montagne, capì a sue spese che la minaccia più grande per l’uomo, è l’uomo stesso. Solo moltissimi anni dopo venne alla luce la verità sulla spedizione, ed egli poté cosi vincere la sfida più importante della sua vita, quella contro le ingiustizie.

Sono le tre storie che Luca Argentero ha portato in scena al Teatro Fenaroli di Lanciano in due spettacoli entrambi sold out, riuscendo a coinvolgere il pubblico e facendo emozionare anche chi, come noi, non era ancora nato ai tempi di queste grandi imprese.

“E’ stato difficile immedesimarti in ben tre personaggi diversi? Come ti sei sentito a raccontare la storia di questi grandi protagonisti dello sport italiano?”

“Alla fine non è stata una vera e propria immedesimazione, perché ho solo raccontato le loro storie, non impersonato. Lo storytelling, ovvero il raccontare una storia, è proprio la tecnica ideale per raggiungere l’obiettivo del regista, ovvero cambiare il punto di vista del pubblico. Tutti e tre i personaggi mi hanno dato qualcosa e mi hanno ispirato, per questo volevo portare la loro storia al pubblico. Mentre Tomba è stato il mio eroe sin da piccolo, Malabrocca mi ha affascinato in età adulta quando ho sentito parlare di lui. È un perdente che vince, e mi piace fare il tifo per chi perde con orgoglio, onore, e anche un po’ di furbizia. Poi, ho sempre avuto una enorme passione per gli sport invernali, la montagna per me è la perfetta metafora della vita.”

“Sappiamo che questo spettacolo per te è stato un passaggio dal mondo del cinema a quello del teatro. Quale dei due ti emoziona di più?”

“Il cinema è molto più semplice, se sbagli una scena, la rifai. Non hai paura di sbagliare quando entri in scena e non devi confrontarti direttamente con un pubblico. A teatro, invece, incontri le persone e le loro emozioni, ricevi subito un feedback dal pubblico che ti fa capire se gli sei piaciuto o meno. Quella della tournée a teatro, però, è una vita nomade che non si addice molto al mio stile di vita”.

Gaia Di Donato IV BL dell'Istituto di istruzione superiore De Titta-Fermi di Lanciano

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