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Sogno Di Una Notte Di Mezza Estate

(commedia di William Shakespeare, 1595)

Di: Ruggiero Cappuccio

Regia: Claudio di Palma

Attori:Lello Arena,Isa Danieli

Lello Arena e Isa Danieli, due grandi interpreti del teatro napoletano, hanno portato in scena la commedia di William Shakespeare “Sogno Di Una Notte Di Mezza Estate” nella reinterpretazione e rielaborazione del testo di Ruggero Cappuccio, che tra situazioni strettamente coniugali e quotidiane e comicità ironica che ha quasi del paradossale ripropone il “Sogno” con una diversa chiave interpretativa per evidenziare ulteriori aspetti della magia musicale e linguistica. Trasformandosi in una sorta di poema cortese che si snoda secondo caratteristiche tipicamente circensi e figurative, vediamo come ogni personaggio sia parte di questo ambiente onirico che sembri non rispettare alcuna logica formale e rigorosa, ma bensì seguire leggi che possiamo riscontrare solamente nei nostri sogni più profondi ricalcandone in questo modo l’autenticità.

Nell’antico palazzo, Titania e Oberon creano uno spettro variopinto di capricci ed emozioni riconducendo le sorti degli uomini a trame da antico teatro di burattini. Lo spettacolo gioca anche con fobie umane abbastanza diffuse: il look di personaggi come fate e burattini risulta senza ombra di dubbio inquietante e pagliacciesco(assolutamente da non intendere in senso negativo), richiamando quindi sia il concetto di incubo irrazionale come parte dell’esperienza onirica e sia la comicità e il riso che un giullare può suscitare. I due sovrani degli elfi, continuamente sospesi fra sonno e veglia, inscenano armonie, discordie, e rendono in modo assolutamente fedele i sentimenti umani in relazione all’esperienza del sogno. Le loro parole accentuano la credibilità dei surreali ospiti del palazzo (pupazzi, elfi, musicisti), dettando con grande naturalezza trame favolistiche che richiamano le alternanze emotive del mondo shakespeariano.

L’armonia tra musica, luce, dialoghi ed interpretazione dei personaggi rendono la trama dello spettacolo e l’impatto visivo ancora più forti. La regia ne asseconda le snodature, incarnando così nella scena stessa la natura relativa, paradossale e mutevole dell’uomo governato da emozioni e non dalla ragione.

Nicolas Cavacini

 

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