Log in

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

Martedì 22 febbraio 2022, ore 21.00

Jurij Ferrini

“SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE” liberamente tratto da Shakespeare

traduzione di Antonio Mazzara

adattamento a cura della compagnia 

regia di Jurij Ferrini

con (interpreti e personaggi, in ordine alfabetico)
Paolo Arlenghi – Bottom
Jurij Ferrini – Egeo / Oberon / Peter Quince
Maria Rita Lo Destro – Ermia
Agnese Mercati – Elena
Chiara Mercurio – Ippolita / Titania
Federico Palumeri – Lisandro / Tom Snout
Stefano Paradisi – Teseo / Francis Flute
Michele Puleio – Demetrio / Robin Starvelling
Rebecca Rossetti – Puck

assistenti alla regia Sonia Guarino, Claudia Tura
luci e suono Gian Andrea Francescutti
coreografie di Rebecca Rossetti
consulenza costumi Monica Cafiero
maschera realizzata da Paola Caterina D’Arienzo
foto di locandina Stefano Roggero

promozione e distribuzione Chiara Attorre
produzione esecutiva Wilma Sciutto

Progetto U.R.T. è sostenuto da Servizi Teatrali srl di Casarsa della Delizia (PN)

UNA PRODUZIONE PROGETTO U.R.T. IN COLLABORAZIONE CON 55° FESTIVAL TEATRALE DI BORGIO VEREZZI

Sogno di una notte di mezz’estate di William Shakespeare è sicuramente una delle più famose commedie del teatro elisabettiano, probabilmente la più rappresentata sui palcoscenici di tutto il mondo occidentale.

Ma si sa che in ogni epoca storica, e addirittura in ogni momento della vita di un interprete, una stessa storia può prendere sfumature, echi o letture diverse. Quindi il problema non è tanto presentare l’opera in sé, narrando le vicende dei quattro innamorati che si inseguono in un bosco incantato, popolato dalle fate, dal loro re Oberon, con quel pasticcione del suo servo – il celebre Puck – e dalla regina Titania; e forse non serve neppure ricordare gli artigiani, che, come in una filodrammatica di paese, proprio in quel bosco, allestiscono un improbabile dramma classico, soggiogati dalla incontenibile esuberanza di Nick Bottom, tessitore ed attore amatoriale, il quale ama il teatro al punto da farlo letteralmente a pezzi.

La vera domanda è: cosa può raccontarci oggi, nel 2020 – quando il nostro spettacolo debutterà – questa splendida favola? (No, non è un errore l’anno: era il nostro obiettivo, ma i fatti ci hanno preceduto ed hanno sparso per il mondo una pestilenza mortale per 4 milioni di persone; in ogni caso queste note di regia sono ancor più validate dai tragici eventi che continuano). Mi pare che il perno centrale di una lettura moderna di quest’opera sia il mistero della tempesta biologica dell’innamoramento, una sequenza biochimica di emozioni che per durata ed effetti vince su qualsiasi altra droga, più o meno naturale. L’amore è un vero mistero. Gli antichi avevano immaginato un bimbo alato, capriccioso e bendato che scoccava frecce nel cuore di chi doveva innamorarsi: Cupido.

Ma il rapporto di questo testo con la biologia non finisce con la tempesta biochimica dell’amore; i continui litigi tra Oberon e Titania, stanno mandando fuori sesto la natura, la sua armonia. I loro alterchi stanno mettendo in serio pericolo il clima del pianeta, con conseguenti catastrofi a noi molto familiari: quali esondazioni di fiumi, carestie e pestilenze in varie parti del pianeta.

E che dire dell’eccessivo amore per il teatro che appassiona la scalcagnata compagnia di dilettanti? Si tratta di passione, appunto. 

Questo è un testo di giovani che parla ai giovani; giovani nel pieno delle loro tempeste ormonali; penso che mai Shakespeare avrebbe immaginato che giovani di altre epoche, successive alla sua, così lontane nel tempo, si sarebbero messi a marciare non per una guerra, ma per cercare di rimettere in equilibrio la natura. Mi riferisco ai movimenti spontanei sorti per difendere la nostra stessa sopravvivenza sul pianeta, un tema complesso con un corollario di problematiche che toccano le incredibili diseguaglianze sociali ed economiche tra i popoli della terra.

I giovani di oggi marciano. Non credono più nelle favole, ma sono pienamente consapevoli della meno divertente e molto pragmatica avidità umana.

È a loro, a chi resterà dopo di noi, a chi vedrà la fine di questo secolo, che mi piacerebbe dedicare questa nostra ultima fatica. A loro mi piacerebbe dedicare questo Sogno.

La velocità del progresso tecnologico mi impedisce di immaginare come saranno quei giovani verso la fine del XXI secolo. Mi guardo intorno, e li vedo pieni di passione per la vita, che quando si innamorano lo fanno perdutamente, che hanno un futuro ancora tutto da costruire e penso saranno migliori di noi. Questo è sicuro. Io ci credo davvero. E questo infiamma di passione anche me e i miei compagni. Questa passione si trasformerà in puro divertimento, con la nostra consueta semplicità. Era un testo che presto o tardi avremmo dovuto incontrare. Ed eccoci qui. Con un sogno… di una notte di mezza estate… pieno di speranza per il futuro.

Log in or Sign up