Teatro della Memoria - Die Sture

Venerdì 20 aprile 2018 ore 21.00 Auditorium Diocleziano

Le Caltapie Centro Creativo delle Arti - Associazione Teatro Possibile
“Die Sture” - La Testarda
La potenza del ricordo per l'azione di una donna, Gemma Di Castelnuovo, che resistette alla logica della guerra manifestando la sacralità della vita

Interpreti: Vittoria Oliva, Alice Di Falco, Gabriele Tinari
musica composta ed eseguita da Stefano di Matteo
testi di Alda Merini, Remo Rapino, Gabriele Tinari

Ingresso 5 euro

Questo spettacolo ha come obbiettivo aggiungere a quel che si sa sui martiri ottobrini lancianesi una ulteriore riflessione e il gesto di alto valore morale di una donna, Gemma Di Castelnuovo, che pochi conoscono.
Tutto quello che si racconta è accaduto e scaturisce da testimonianze vere.
Die sture entra nella memoria dei fatti dell’ottobre 1943 a Lanciano (Ch) quando alcuni tra i giovani che si ribellarono ai tedeschi occupanti furono uccisi. La narrazione di quei giorni inizia con la testimonianza di una bambina di sette anni, costretta con la sua famiglia a sfollare e raggiungere Lanciano, già liberata dagli alleati, da un piccolo centro della stessa provincia di questa città. In seguito, il racconto fa riemergere l’esperienza di dolore e morte di due martiri lancianesi, Trentino La Barba e Pino Marsilio e continua con la testimonianza di chi ha visto, una donna, Gemma Di Castelnuovo, rischiare la vita, per pulire i volti e le mani dei caduti, persone lasciate a terra come stracci, perché fossero monito per i ribelli.
Gemma Di Castelnuovo, una persona che con il suo gesto distrugge la logica della guerra e ci dà un esempio grandissimo di resistenza. “Die Sture” l’abbiamo chiamata la Testarda, perché mai nessuno l’avrebbe dissuasa dal compiere l’atto di pulire i corpi dei caduti e ricomporne la dignità e le storie personali. La scelta di questa donna, moglie e madre, che mette a repentaglio la sua vita e i suoi rapporti famigliari per dedicarsi a quell’opera pietosa e sacra, ci ha toccato così tanto e intimamente da volerla tradurre in spettacolo, perché se ne conoscesse l’esistenza.

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