Venerdì, 04 Gennaio 2013 10:31

"LA PURGA"

Scritto da Laura Iezzi
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Il rovesciamento della realtà fa capolino nel teatro comunale “Fedele Fenaroli” di Lanciano la sera del 6 novembre 2012. “La Purga” rappresentazione teatrale che vede Arturo Cirillo come regista e protagonista è un adattamento della commedia del francese George Feydeau “on purge bebè” ( purgando bebè). Il titolo apparentemente bizzarro è invece promotore di uno spettacolo dal tema insolito ma allo stesso tempo riscontrabile nella realtà. La scenografia è ben strutturata , l’ambiente è prospetticamente concluso e definito da precisi limiti geografici che richiamano l’abilità del regista Kubrick nel film “The Shining” .

Lo spettacolo è costituito da un atto unico in cui si intrecciano due vicende portare in alcuni casi all’esasperazione : un costruttore di igienici sanitari , che ritiene le proprie produzioni opere d’arte, attende la visita di un funzionario del Ministero della Difesa. Il funzionario dovrebbe affidargli il compito di produrre vasi da notte per ciascun componente dell’esercito, poiché l’industriale è convinto di aver inventato la porcellana infrangibile il Ministero è interessato e manda un funzionario per verificarne l’autenticità . Parallelamente il regista fa convivere questa scena con quella di uno screzio sentenzioso nato all’interno della famiglia dell’imprenditore: il figlio Totò che quella mattina si è alzato costipato ha bisogno di purgarsi. L’imbarazzante problema del figlio diventa il perno della vicenda ed anche nell’ambiente scenografico i wc assumono la funzione delle abituali sedie.

L’atto del defecare viene svuotato del suo senso immorale e vergognoso ed è causa di un inusuale litigio famigliare . Lo spettacolo è attuale poiché i personaggi dell’ spettacolo così come gli uomini sono governati dalla legge di natura che per pudore non osano addurla nemmeno come oggetto dei discorsi più infimi.

La dose di comicità non è sfociata in un eccesso di volgarità e la rappresentazione è ricca di espedienti : concitata gestualità e lo scambio di invettiva tagliente che la collocano in un genere irreale , in cui la realtà è offuscata dall’esasperazione della realtà stessa.

Laura Iezzi liceo classico " Vittorio Emanuele II"

 

 

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