Venerdì, 27 Aprile 2012 19:37

Chi ha paura muore ogni giorno. I miei anni con Falcone e Borsellino

Scritto da Clara Cuonzo
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Una voce profonda e quasi roca. Un monologo, o meglio un racconto: la memoria fatta parola. Giuseppe Ayala “vien novellando del suo buon tempo”.

La morte, racconta, poi la vita degli uomini Giovanni e Paolo.

Ne narra i particolari piccoli e intangibili, ne descrive i caratteri, li restituisce al ricordo comune non come figure di un lontano passato, quali rischiano di sembrare, ma come uomini che hanno abitato la sua quotidianità, che sono più vicini a noi di quanto possiamo immaginare.

Nella sua rievocazione prendono forma i contorni di tanti amici e colleghi, molti dei quali hanno dato la vita per la Giustizia.

Così Ayala, vivo grazie ai cosiddetti “furti Enel”, sente il dovere di restituire all’Italia del “senso civile”, all’Italia in cui si riconosce, la “ricostruzione fedele dei fatti”.

Sfruttando “un testo che sta in bilico tra una vera messa in scena e un racconto da leggere ad alta voce”, ripercorre i meandri di vite trascorse tra le mura di un tribunale e spese al servizio del bene comune.

Con l’ausilio di filmati originali, dà un volto ai personaggi che racconta, rende loro la parola, passa da una narrazione diegetica ad una mimetica.

Sa anche, però, suscitare immagini e riscaldare ricordi con il solo mezzo della parola.

Ayala mostra i frutti di una vita all’insegna dell’ars dicendi, ma tiene la scena con il suo portamento, la anima con il sussidio di retroterra musicali.

Lascia anche la parola alle voci contrastanti che hanno animato il dibattito intorno al lavoro del “pool antimafia”, attraverso la recitazione, terza e imparziale, di Francesca Ceci.

Trasmette se stesso e le sue emozioni, sa rendere umanità ad uomini che “sono stati”.

E l’albero di Magnolia sullo sfondo, verde nella sua speranza, dimostra che “chi si batte contro l’ingiustizia diventa un gigante, senza cessare di essere una creatura normale.” (Gianni Rodari)

Quali “creature normali” hanno sentito la paura scorrere nelle loro vene, eppure come giganti hanno ascoltato nel loro cuore battere la forza per andare avanti.

Perché “chi ha paura muore ogni giorno”.

Clara Cuonzo I C

Liceo Classico “V. Emanuele II”

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