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“Se devi dire una bugia dilla ancora più grossa”

Il sipario si apre sulla lussuosa suite 648 dell’Hotel Palace, mentre Catilina e l’immagine del politicamente scorretto di cui è emblema dominano la scena dall’anta di un armadio a muro.

Sul palcoscenico appare il ministro De Mitri (Antonio Catania) che vorrebbe passare la notte con la signora Rolandi (Miriam Misturino), ufficio stampa dell’opposizione, ma la serata sembra presentarsi più lunga e più movimentata del previsto.

La spumeggiante ed ilare avventura ha inizio quando i due amanti scoprono alla propria finestra un uomo morto e per evitare lo scandalo chiedono aiuto al segretario di De Mitri, il signor Mario Girini (Gianluca Ramazzotti).

Inizia la lenta e inesorabile costruzione di un’impalcatura di bugie per coprire la verità e cercare una via d’uscita da una situazione che sfiora l’assurdo.

Quando la vicenda sembra prendere la giusta piega e il ministro ha trovato la via per liberarsi del cadavere, il morto redivivo inizia ad aggirarsi senza memoria per la stanza del ministro.

Nel frattempo il marito della signora Rolandi, dopo aver scoperto la tresca, si presenta all’hotel in preda ad una folle ira.

Le cose si complicano ancor più quando entrano in scena la moglie del ministro e la badante della madre di Girini.

Sarà proprio grazie all’astuzia di questa ragazza e ad un altro fiume di bugie che la storia giungerà al suo lieto fine. D’altronde tutto è bene quello che finisce bene.

La commedia, tratta dalla penna del britannico Cooney e con la regia italiana di Gianluca Guidi, è scandita da tempi precisi e ineluttabili che sono alla base della comica vivacità di tutto lo spettacolo. Allo stesso modo la staticità di un’unica scena è movimentata dal continuo aprirsi e chiudersi di porte, finestre e armadi.

L’andirivieni frenetico e bizzarro dei personaggi si articola in una serie ininterrotta di gag, equivoci, battibecchi e colpi di scena che creano un intreccio tanto articolato da confondere gli stessi “inventores” degli inganni.

La sublime interpretazione degli attori tra cui spiccano nomi noti come Ninì Salerno e Raffaele Pisu rende ancora più esilarante questo piacevolissimo esempio di teatro brillante.

Nell’effervescente atmosfera dello spettacolo, al di là degli stereotipi di caratteri e personaggi, sembra esserci una ben velata critica ad un certo modo di fare politica e allora è proprio il caso di dirlo. “O tempora! O mores!”.

Clara Cuonzo I C “Liceo Classico”

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