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Parenti serpenti

Chi possiamo definire “alieno”? Questa è una domanda che ci si pone spesso durante l’intera visione dello spettacolo. L’”alieno” per la società è il lontano, colui che non vediamo perché estraneo, barbaro direbbero i Greci, figura rappresentata nello spettacolo in primis dai terremotati in una nazione lontana, poi dal barcone colmo di migranti. Non mancano di certo i commenti di falsa e velata ipocrisia nei loro riguardi, maschere di una società superficiale e fondata sui luoghi comuni.

Il messaggio è uno: prima di temere e cercare questo “alieno” nei posti più disparati, dovremmo cercare tra le mura di casa, dove non ce lo aspettiamo.

Lo spettacolo si suddivide in due atti ben distinti: prima e dopo la trasformazione dei “parenti serpenti”. Le azioni durante il primo atto sono veloci, in un movimento caotico, confusionario, durante il secondo atto ciò si ribalta: la notizia dei nonni sconvolge, terrorizza, e l’affetto che prima sembrava animare la famiglia svanisce in batter d’occhio, testimone ne è la tragica conclusione.

La scenografia rotante veramente particolare e ben allestita, i personaggi sono tutti ben caratterizzati grazie anche all’interpretazione magistrale degli attori. Ho apprezzato molto gli episodi grotteschi e colmi di straniamento che sporadicamente hanno scena, come se si volesse evadere dalla realtà quotidiana: si pensi ai piatti con il quale Saverio (Lello Arena) si colpisce sul viso, oppure la figlia (Marika De Chiara) che, presa dalla disperazione, tenta un suicidio dal balcone.

Riguardo alla conclusione, conduce a diverse riflessioni non solo sul ruolo dello straniero e di come questo venga percepito, ma anche nel ruolo dei figli all’interno di una comunità familiare e soprattutto dell’educazione data dai genitori agli stessi, di quanto essa sia realmente efficace. 

Unica pecca è il dialetto, infatti essendo Lancianese avrei desiderato trovare una maggiore ricercatezza delle espressioni tipiche della mia terra. Il dialetto scelto dagli attori si avvicina molto di più al Napoletano che all’Abruzzese.

Per concludere, lo spettacolo si presenta come un meraviglioso specchio della realtà contemporanea. Assolutamente da non perdere!

 

Di Eleonora Marciani

 
 
 
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