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Teatro ragazzi - Cartacantastorie

Domenica 21 Febbraio 2010 ore 16:30

scritto e diretto da Sante Maurizi - una produzione La Botte e il Cilindro, Sassari

C’era una volta una bambina che abitava in una casa molto carina. La bambina amava disegnare, e quello che disegnava alle volte iniziava a muoversi, come fosse vivo: un albero, un tavolo, un semino, un fiore. E non erano le uniche cose che in quella casa prendevano vita: al cavalluccio a dondolo della bimba una notte erano spuntate le ali, e così Gerolamo, il suo orsetto, ci era salito sopra, e assieme avevano preso il volo su, su nel cielo, fino alla luna… L’unico problema di quella casa un po’ magica è che non c’era il tetto. A dire il vero non c’era neanche la cucina, e nemmeno il pavimento. Ma era una casa proprio bella, bella davvero. E stava in via dei Matti numero zero. Era vicina a dove facevano la fiera, dove una volta un babbo un po’ distratto era andato di corsa per cercare qualcosa da regalare alla figlia il giorno del suo compleanno. Alla fiera vendevano di tutto: acqua, gatti, fuoco, bastoni…, ma quel babbo, con i due soldi che aveva, scelse di comprare per la sua bimba un topolino…

 

Sono le melodie che tutti i bambini conoscono a essere lo spunto narrativo per «Cartacantastorie», cantate e animate dal vivo con immagini e colori proiettati sul grande schermo. Un viaggio coinvolgente fra le canzoni più note di Angelo Branduardi o di Sergio Endrigo con Vinicius de Moraes e Gianni Rodari, arrangiate per l’occasione dal maestro Mario Mariani. Con la fiducia che il teatro sia ancora un luogo privilegiato per comunicare e raccontare: con il corpo o con la sola forza della parola, oppure con un burattino, o magari oggi anche con un computer e un video-proiettore. Intrecciando storie come fanno (ancora?) i genitori, i quali alla domanda “me la racconti?” iniziano a incastrare trame e personaggi finendo per non capirci più niente. Osvaldo Cavandoli, il mitico inventore di «Linea» e della «Mucca Carolina» - scomparso recentemente -, è un grande artista al quale «Cartacantastorie» vuole rendere omaggio.

 

Sguardo e udito dei piccoli spettatori, attentissimi e divertiti, corrono tra i due poli: la luce disegnata sul telo e la voce dell’attrice. Il cortocircuito tra immagine e parola dà corpo al racconto, gli conferisce senso. Il gioco dei rimandi da un estremo all’altro svela il segreto: il senso sta nella tensione che anima il dialogo e che smonta le apparenze, gli oggetti e le situazioni, le piccole cose di tutti i giorni, ricomponendoli in una visione altra, poetica. E’ il gioco che i bambini applicano spontaneamente alla realtà e nel quale solo poche volte trascinano, per miracolo, gli adulti. E’ il gioco che «Cartacantastorie» propone con leggerezza e con ironia. Un gioco meravigliosamente riuscito.

 

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