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Uno, nessuno, centomila

Entrare nella mente di Luigi Pirandello è complesso, ma entrare in quella di Pirandello nei panni di Vitangelo Moscarda, protagonista di “Uno, nessuno, centomila”, dev’essere un’impresa davvero ardua.

Immaginate un uomo che nel mezzo della vita si rende conto di non essere quello che da sempre pensa di essere, che prende consapevolezza, per la prima volta, di avere un naso diverso da quello che vede nello specchio. Così infatti prende avvio il racconto; da un commento della moglie sulla curva del “nuovo” naso. Banalmente, questa peculiarità dà il via a dubbi, incertezze, timori sulla propria esistenza, sul giudizio degli altri. Vitangelo esce al di fuori di quel flusso costituito di abitudini, routine, certezze, sicurezze, in cui sono immersi tutti gli altri, per individualizzarsi, cristallizzarsi in qualcosa di libero e differente.

Enrico Lo Verso riesce nel suo intento, donando a Vitangelo una personalità peculiare. L’accento siciliano contraddistingue un uomo semplice ma complesso, sede di perenni contraddizioni, caratteristica di ogni personaggio di Pirandello. Il monologo è ben sceneggiato, con ritmi veloci e cadenzati bene, l’umorismo Pirandelliano torna a chiazze sporadicamente ma sempre in modo ben marcato.

La scena si è presentata piuttosto spoglia, se non per due o tre specchi posti alle spalle dell’attore. Di certo lo specchio è un elemento centrale in Pirandello, potrei azzardare nel dire che abbia quasi lo stesso calibro della “maschera" Pirandelliana. Probabilmente però, al posto della regista Alessandra Pizzi, avrei di certo portato in scena più oggetti importanti della vita di Vitangelo Moscarda.

Nel complesso, uno spettacolo divertente, introspettivo, riflessivo, ben recitato.

 

Eleonora Marciani

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