Teatro Comunale Fedele Fenaroli, Lanciano

Domenica 23 Marzo 2014 ore 18 Polo Museale S. Spirito, Via S. Spirito

Associazione Culturale “L’Altritalia” - Compagnia Teatrale “Il piccolo resto”
presentano
“SE CI FOSSE LUCE”
raccontando il caso Moro
di e con Marco Bellelli e Gianna Di Donato, Paola Di Diego, Emanuela D’Ortona
regia Eva Martelli

assistenza tecnica  Valentina Massari, Armando Minutolo

L’assassinio di Aldo Moro, e dei cinque uomini della sua scorta, rappresenta una delle pagine più drammatiche della storia della nostra Repubblica.
"Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo”.Cosi scriveva Aldo Moro nella sua ultima lettera, durante la sua prigionia, nell’imminenza del suo assassinio.
Anni dopo, Oscar Luigi Scalfaro, Presidente della Repubblica, così commentò gli avvenimenti di quei giorni: “(…) una successione di processi riuscì a raggiungere i responsabili dell’orrendo crimine. Ma le intelligenze criminose, che scelsero, mirarono e centrarono il bersaglio in quel momento politico essenziale, sono comprese in quei processi? E, se no, a quale giudice risponderanno?. Eppure ne risponderanno”.
Raccontare il caso Moro nasce dall’esigenza di ricordare il sacrificio delle vittime del terrorismo, ma rappresenta anche il tentativo di “capire”, e di portare un po’ di luce fra le tante zone d’ombra di quella vicenda, ove si celano responsabilità dimenticate e poco conosciute.

Biglietti  (€ 5,00) in vendita presso la libreria Barbati, Corso Trento e Trieste 103, 0872 713252
Pubblicato in Teatro della Memoria
Martedì, 25 Febbraio 2014 00:00

Teatro Memoria - Legionari...

LEGIONARI - L’IMPRESA DI FIUME - Teatro Memoria

Martedì 25 Febbraio 2014 ore 21:00

Polo Museale S. Spirito Teatro Studio Lanciano - Ingresso: 7€ - info e prenotazioni 340-9775471

uno spettacolo di e con  Stefano Angelucci Marino
testo, regia, luci e musiche  Stefano Angelucci Marino 
collaborazione drammaturgia e regia  Rossella Gesini 
scena e costumi  Artibò suono Globster
una produzione  TEATRO DEL SANGRO 

1920, a Fiume. 
Un soldato,Vincenzo. Meridionale, abruzzese. Un reduce della prima guerra mondiale, un ardito: la guerra lo ha cambiato per sempre, il suo posto non è più a casa nel paesello d’origine. L’inquietudine lo porta a partire. Per andare a Fiume. A Fiume, dove pare ci sia una  Causa capace di accendere cuore e mente.
Immerso dentro la “città di vita”, il nostro ci dirà di tensioni, splendori e miserie di quella festa rivoluzionaria, di bravate futuriste e di utopie, di trasgressione sessuale e di pirateria, di gioco, di guerra e di quell’insopprimibile bisogno di finirla in bellezza con questa inutile stupida vita, in una specie di orgia eroica. Sarà in parte comico, in parte tragico. 
Per la precisione tragicomico.

L’Impresa fiumana (1919-1920), dalla parte degli “scalmanati”
Il 12 settembre 1919, nel riassetto generale che fa seguito alla Grande Guerra, la città di Fiume viene presa da un manipolo di militari disertori guidata da Gabriele D’Annunzio e tenuta sino al termine dell’anno successivo. Gesto folle che sembra andare contro qualsivoglia regola di lucida politica internazionale che va disegnandosi dopo la guerra sulle ceneri degli stati sconfitti. Italia ed Jugoslavia si contendono Fiume, sebbene già il 30 ottobre 1918, prima dell’armistizio ed al principio del disgregamento dell’impero austro-ungarico, il Consiglio nazionale italiano di Fiume si sia già pronunciato a favore dell’annessione all’Italia.
Un manipolo di soldati, di poeti, letterati, pittori e brillanti uomini di cultura misero tutto il loro impegno nella costruzione di quella che viene definita "la città di vita". Senza dubbio fucina di talentuosi ingegni, l’impresa si rivelò un momento davvero intenso per quei giovani che animavano i salotti (letterari e non) dell’epoca, richiamando persino l’attenzione del Club Dada. Durante i mesi dell’occupazione Fiume si trasforma in una piccola controsocietà sperimentale che vive in un clima psicologico atipico e soprattutto avulso dalla morale corrente. Idee e valori sono completamente rovesciati: la norma diviene la trasgressione. Libertà sessuale, omosessualità, uso di droga, nudismo, pratica del ribellismo di massa e così di seguito. Tali manifestazioni collettive psicologiche e di costume sono documentate nelle visioni politico-sociali della Carta del Carnaro e della Lega di Fiume, che avrebbe dovuto riunire i rappresentanti dei popoli oppressi.
Di questo fervore risente anche la dimensione del tempo. I fiumani vivono in una sospensione temporale, una sorta di eterno e giovane presente che sembra essere privo di passato e di futuro ed ha come effetto uno stato febbricitante proprio non solo degli ideatori dell’impresa ma anche dei legionari. Una febbre fatta, nei più risoluti, di orrore per la vita dura e grigia di tutti i giorni, di disprezzo per gli ordini costituiti, di disinteresse per il passato e per l’avvenire, di irridente spregio per la virtù e per il risparmio, per la famiglia, per gli avi, per la religione, per la monarchia e per la repubblica. Sono sentimenti, codesti, che giacciono anche nel remoto sottofondo di molti benpensanti, ma normalmente repressi e condannati in nome della rispettabilità. L’esplosione sfrenata di essi fu forse la caratteristica più importante dell’ambiente legionario fiumano e segno di una situazione politica intrinsecamente rivoluzionaria, in cui D’Annunzio si trovò, un certo momento, ad essere il capo, mandato avanti piuttosto dalla forza degli eventi che da una sua chiara volontà. Ed assieme al Vate molti sono i nomi d’eccezione: Léon Kochnitzky, ebreo convertito, versatile musicista nordico innamorato della mediterranea penisola, Henry Furst, Ludovico Toeplitz, consigliere delegato della Banca commerciale italiana, tutti rappresentanti dell’ala anticonformista, inquieta e ribelle del fiumanesimo. Il pilota Guido Keller, gli scrittori Mario Carli e Giovanni Comisso, ma anche ragazzi che diverranno noti solo successivamente Ricciotto Canudo, Marcello Gallian, il poeta magiaro Andor Garvay, il futuro poeta e critico Raffaele Carrieri, Mario Carli, compagno di Martinetti ed Emilio Settimelli nella preparazione di "Roma futurista", organo di stampa del partito futurista.In questo clima, attraversato da tensioni opposte e contrastanti fra moderati, radicali e ribelli sfrenati, si consuma l’esperienza di Fiume dalla quale nasce l’associazione Yoga, ovvero "Unione di spiriti liberi tendenti alla perfezione". Ideata da Keller e Comisso, voleva contrastare gli elementi moderati e conservatori che circondavano D’Annunzio.
Anche l’economia della "città di vita" è singolare: il governo di Fiume realizza le sue entrate non da tasse ed imposte ma dalle ruberie degli Uscocchi e dalle donazioni di generosi sostenitori anonimi o illustri. Ricordando le imprese degli Uscocchi, pirati balcanici del Cinquecento, il Vate battezza nello stesso modo i suoi legionari pronti a tutto e specializzati in colpi di mano terrestri e marittimi. E così, scardinate le regole, Fiume diviene simbolo di una politica-vacanza che sembra muovere dagli orrori della Grande Guerra e per dimenticare propone la festa sia come sublimazione dell’iniziativa politica che come momento di gioco, danza e mascherata. 
L’Impresa fiumana fu un sogno condiviso e realizzato. Uno slancio d’amore che non ha eguali nella storia. D'Annunzio, sì, fu l’interprete ispirato di quello slancio, il Comandante, il Vate che guidò quella straordinaria avventura, ma protagonisti assoluti furono i tantissimi giovani che, disertando o scappando da casa, si riversarono nella città irredenta e là rimasero per oltre un anno. L’età media dei soldati che, da soli o a battaglioni interi, parteciparono all’Impresa fu di ventitré anni. 
Pubblicato in Teatro della Memoria
Domenica, 16 Febbraio 2014 12:38

Il balcone di Golda

Il balcone di Golda è un monologo scritto da William Gibson, incentrato sulla vita della premier israeliana, Golda Meir, interpretata magnificamente da Paola Gassman.
Pertanto non appena il sipario si apre, vediamo un palcoscenico brullo e crudo, dove la Meir, seduta su di una sedia, rimembra le sue vicende passate, ormai anziana e claudicante.
Nonostante tutto, la Gassman riesce a rendere il palco dinamico ed efficiente, malgrado ci siano solamente due sedie ed un tavolo; infatti è capace di far immaginare al pubblico i luoghi più impensabili, che caratterizzarono la vita della Meir.
Inoltre, essendo questo uno dei monologhi più lunghi,  la rappresentazione della Gassman è stata poco tediosa ed assai coinvolgente; difatti l'attrice ci ha trasmesso l'idea di una donna comune, che per sopportare il grande peso del suo incarico, preponderante per l'equilibrio del paese, sopravvive con "sigarette e caffé"; trasportandoci nella dimensione quotidiana di quegli anni e suscitando emozioni per nulla piacevoli, eppure imprescindibili dalla piena comprensione della condizione umana e del valore di Golda Meir.
In conclusione l'opera è alquanto avvincente e conduce lo spettatore verso una riflessione non indifferente, su una delle questioni più importanti, il sionismo.
 
Mercoledì, 20 Novembre 2013 14:39

Stagione Teatrale 2013/2014

La Stagione 2013/2014 del Teatro Fenaroli di Lanciano è composta da 31 spettacoli con un’ampia varietà di proposte.
 
Il cartellone di Prosa, a cura del Teatro Studio di Lanciano, è articolato in 7 spettacoli.
 
Torna il Teatro Dialettale a cura degli Amici della Ribalta, con i 9 spettacoli inclusi nel XI Festival
del Teatro Dialettale Premio città di Lanciano “Maschera d’oro”.
 
Il Teatro Ragazzi, a cura dell’Uovo Teatro Stabile di Innovazione dell’Aquila, offre 5 spettacoli per gli spettatori più piccoli.
 
3 gli appuntamenti con il Teatro della Memoria.
 
Inoltre ci sarà spazio anche per la musica e la danza: il 20° Alexian & International Friends, il Gospel natalizio, il musical “Aggiungi un posto a tavola” e 3 spettacoli di danza.

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I prossimi eventi

*Concerto
Dom 24 Settembre 18:00
Recital del Duo Pianistico Argentieri/Notarnicola


Sala da Musica Manlio La Morgia Parco delle Arti Musicali "Torri Montanare"


*Concerto
Dom 8 Ottobre 18:00
Recital pianistico di Umberto Battegazzore


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